Longi

Paese di origine antichissima e di remote tradizioni. Da Castrum Longum a  Longum, poi ad Alongi, fino all’attuale Longi, piccola perla dei Monti Nebrodi, in provincia di Messina. Il caratteristico comune, poco più di 1.600 abitanti, è situato a 620 sul livello del mare, in un territorio dove le bellezze naturalistiche si amalgamano con quelle paesaggistiche. Dominato a nord dalla Rocche del Castro, Longi è posizionato in un terrazzo naturale nella suggestiva vallata del fiume Fitalia. Un’ubicazione strategica, a pochi chilometri dal mar Tirreno e a distanza limitata dalle vette più alte, spesso innevate, dei Nebrodi. Il borgo cittadino si sviluppa intorno al Castello, bellissimo edificio del XII secolo conservato in ottimo stato. Longi, infatti, ha mantenuto il tocco medievale con le sue viuzze strette, le scalinate in pietra e le ripide discese. Da visitare la Chiesa Madre, con la sua torre campanaria del Quattrocento, un apparato ligneo di pregevole fattura composto da un coro, una cantoria, un organo del XVII secolo e un bel cassettone. Poi la Chiesa della S. Annunziata dov’è custodita la statua della omonima madonna scolpita nel XVI secolo da Giacomo e Antonio Gagini. Interessante anche la zona archeologia delle rocche del Castro, con i resti di cinta muraria. Inoltre, il territorio di Longi presenta ambienti paesaggistici rari: il bosco di Mangalavite, la “Stretta” dove le montagne sembrano toccarsi, il lago Biviere e tanto ancora.

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Le festività più caratteristiche sono quelle della settimana Santa e di Pasqua. I riti sono antichi e curati con i costumi dell’epoca. Ogni giorno è scandito da particolari cerimonie che culmino domenica con “U Scontru” nella principale pizza del paese con la statua della Madonna e quella del Cristo risorto.  E’ forte anche la devozione al patrono, S. Leone, che viene festeggiato tre volte l’anno (20 febbraio, I domenica di maggio, il 23 agosto insieme al S.S. Crocifisso). Il paese è attento a conservare integre e a tramandare le proprie tradizioni: dal pane fatto in casa, ai dolci, alle specialità culinarie, ai salumi preparati con le carni pregiate del suino nero dei Nebrodi. Famosissima in tutta la Sicilia è diventata proprio la sagra del suino nero, ormai decennale, preparata e allestita ogni 5 gennaio. Prelibate anche le pietanze a base di funghi. Bizzarro è, infatti, l’appellativo di Longi : “uno di li quattru paesi di li funci”.

Tante, poi, le attività artigianali  e commerciali che vengono tramandate da padre in figlio, piccole realtà che permettono al paese di crescere. Col tempo, infatti, sono state realizzate una serie di iniziative che hanno permesso la nascita di un circuito turistico non indifferente, che copre il paese ma soprattutto la montagna e tutto il parco dei Nebrodi. Il comune adesso dispone di agriturismo , case vacanze, ristoranti, musei, esposizioni.

Cenni Storici

L’ insediamento antropico a Longi è antico e potrebbe risalire all’epoca dei greci, come testimoniano i nomi di origine ellenica di alcune località: “Gazzana”, “Muely”, “Scafi”, “Scinà”, “Scagliò” e “Passo Zita”. Ma la storia del piccolo comune nebroideo è al centro di vari dibattiti, manca una verifica concreta delle diverse ipotesi dalle quali scaturire una tesi univoca. Secondo alcuni studiosi,  nel territorio longese sarebbe esistita una roccaforte imponente dal nome “Kastros”, di matrice greca, facente parte di una città di origine sicana. Per altri storici, Krastos era ubicata, invece, nella Sicilia meridionale, nella zona dell’agrigentino.

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Il toponimo delle rocche del Crasto deriverebbe, invece,  dal greco antico κραστις, erba o formaggio fresco, più specificatamente zona adatta al pascolo. Secondo questi studi, alcuni abitanti del Peloponeso, i Demenniti, vennero cacciati dalla propria terre e si rifugiarono nel territorio nebroideo fondando nel VI secolo d.C. Demenna, tra Longi e Alcara li Fusi, precisamente in contrada Lemina. Inoltre, un sopralluogo di alcuni archeologici ha riportato alla luce i muri di un’antica struttura militare, probabilmente una torre di avvistamento. Pare che i  Demenniti costruirono questa roccaforte sulle rocche del Crasto per difendersi dai nemici. Nel 856 sbarcarono in Sicilia gli arabi e solo Demenna, insieme a Taormina e Rometta, resistette all’invasione, fu l’ultima a cadere. Lo scontro tra le due popolazioni avvenne, appunto, in questa fortezza. Ancora oggi il posto viene ricordato come “cimitero dei Saraceni”. Inoltre, tempo fa è stato rinvenuto uno scheletro con a lato una scimitarra, testimonianza e segno di un scontro. Dopo la caduta, i demenniti si sparsero dando vita a Frazzanò, Alcara li Fusi e Longi.

Quindi, il comune di Longi risale a epoca lontana, quando in tutta la Sicilia erano poche le comunità esistenti in quanto la maggior parte dei paesi sorsero nel secolo XVII per autorizzazione di principi e baroni dell’epoca.

Le prime documentazioni scritte sul paese risalgono al 1277: forniscono dei dati sulla consistenza della popolazio¬ne. In una tabella di tasse, riportata nel saggio “Terre e uomini del Medio Evo” di Francesco D’Angelo all’interno di una rivista medioeva¬le n. 6, Longi figura, assieme a Galati, per il pagamento di onze 41. E’ possibile ipotizzare, quindi,  la presenza di circa 100 famiglie.
Altra testimonianza è la biografia del 1408 del barone Blasco Lancia: in questo documento si parla delle feste di S. Leone, patrono di Longi, e di una grande fiera. Ciò farebbe ipotizzare l’esistenza della chiesa madre, costruita sicuramente alla fine del 1300. Della stessa epoca doveva essere la chiesa dell’Annunziata che sorgeva nei pressi del rione Borgo. Un altro edificio  importante venne eretto nel 1438 in contrada Bonaiunta, probabilmente una  residenza estiva dei signori locali, con una chiesetta vicina. Il barone di quel periodo è Corrado Lancia.
I decenni successivi furono contraddistinti da  turbolente rivolte contro il vicerè e i baroni, da carestie e siccità. In questo contesto anche la comunità di Longi si trovò coinvolta in alcuni episodi. Lo storico e illustre archivista Carmelo Traselli ci dà uno spaccato significativo ed esauriente. Riporta queste vicende in alcuni capitoli, dove ci  sono precisi riferimenti a Longi : una siccità grave era intervenuta tra il 1491 e nel 1515 mancava il grano a Patti, Tortorici, Enna, Caltagirone, Ucria, Longi ed altri centri. La povertà si estendeva a macchia d’olio, colpendo i più grossi proprietari. Nel 1516 una rivolta politica scoppierà per il gravissimo malessere economico avvertito  dagli agricoltori e di riflesso dagli artigiani, dai mercanti ed dai feudatari. Sembra quasi certo che una siccità, protrattasi per molti anni, rovinò i raccolti e provocò stragi di bestiame.
Per i decenni a seguire non si hanno informazioni certe e per notizie più accurate dobbiamo passare a documenti più recenti. In  particolare nel  dizionario corografico dell’Italia, a cura di Amato, si riporta: “Longi conta nel 1861, 1510 abitanti, nel 1864, 1583, la sua superficie è di 2666 ettari. Con decreto reale del 1865 furono staccate da questo comune gli ex feudi Botti e Mangalaviti (ab.218) e aggiunti al comune di Alcara ( tali feudi furono poi restituiti a Longi). La guardia nazionale Longese contava su una compagnia di 60 militi attivi e 60 di riserva. La mobilizzabile era di sette militi. Gli elettori politici erano iscritti nelle liste elettorali del collegio di Naso, nel 1863 erano 9. L’ufficio Postale era a S. Agata Militello. Longi apparteneva alla diocesi di Patti e il suo territorio era feracissimo in cereali, castagne, viti e gelsi,  prodotti che venivano esportati. Possedeva un pio istituto per istruzione gratuita maschile ed un istituto per la somministrazione di pane ai poveri , fondato nel 1664.

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Dal  dizionario geografico statistico e biografico della Sicilia di Antonio Busacca, del 1858 , ricaviamo le seguenti documentazioni : “Longi è nel Valdemone, intendenza di Messina distretto e diocesi di Patti, da cui dista 31 miglia, 75 da Messina e 105 da Palermo. Esporta seta, lino, e castagne. Territorio salme 994″. Il colera fece la sua apparizione svariate volte nel 1800. Una epidemia che molti ricordano è quella del 1818 che causò numerose vittime. Nel 1827 una spaventosa alluvione colpì Longi. Seguirà nel 1851 una frana che segnerà inesorabilmente il destino del piccolo paese. Si apri, agli inizi di marzo, una preoccupante fenditura lungo tutto il costone della montagna che sovrastava Longi. Un’enorme massa di terra mista a enormi massi si staccò dalla montagna e cominciò a scendere a valle investendo tutto il centro urbano. Il primo ad essere travolto fu quanto era rimasto dell’antico convento Basiliano, sito in contrada S. Maria, poi alberi, isolate case rurali e via via casolari, rifugi per armenti fino a quando la frana non investi le case del quartiere “Cittatedda”. Vennero travolte anche la chiesa del SS. Salvatore ( che in seguito verrà ricostruita ma lasciata incompiuta) e la chiesa dell’Annunziata che, già scossa e danneggiata da precedenti terremoti, ricevette il colpo di grazia (in seguito ricostruita nell’attuale piazza Generale Moriondo dove ancora si trova). Secondo la leggenda, la frana venne fermata dall’intervento provvidenziale del  protettore S.Leone , che venne portato in processione nei luoghi in cui la frana incombeva.
Nel secolo XX, gran parte del popolo di Longi dovette emigrare in altri paesi. Infatti tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, una crisi di una certa consistenza, investì i centri della provincia di Messina e della Val Demone in generale, provocando l’emigrazione della gente in altre zone in cerca di lavoro. I motivi che spinsero ad emigrare i Siciliani, e quindi molti degli abitanti di Longi, furono le condizioni fiscali, la crisi agricola e la mancanza di lavoro. Più del 93 % degli emigranti erano diretti in paesi oltre oceano, soprattutto negli Stati Uniti, dove, come è noto, si costituirono fiorenti colonie, specie nelle grandi città. Un fenomeno analogo si è ripetuto dopo la fine dell’ultimo conflitto mondiale.

Attualmente il paese conta poco più di 1500 abitanti, vive ancora di forti tradizioni artigianali ed eno-gastronomiche. Fra i settori di traino dell’economia locale è da qualche anno protagonista il turismo, incoraggiato dall’amministrazione comunale, in collaborazione con l’imprenditoria locale. Sono state realizzate una serie di iniziative che hanno permesso la nascita di un circuito turistico non indifferente, che copre il paese ma soprattutto la montagna e tutto il Parco dei Nebrodi. Longi dispone di numerosi b&b, agriturismo, case vacanze, ristoranti, musei. Progetti che fino a qualche anno fa sembravano impensabili.